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Un piccolo grande uomo

Alberto Menghi si racconta

Alberto Menghi Serenissima allenatore Uefa C / 17/11/2017 18:17

Alberto Menghi, giovane penna di RTV e di Romagna Sport, giocatore di Futsal nel Campionato Sammarinese ma soprattutto allenatore delle giovanili. Un ruolo a cui il giovane sammarinese tiene tantissimo e di cui va molto fiero.

Come mai hai intrapreso la carriera di allenatore?

Cinque anni fa sono stato contattato dal responsabile della Scuola Calcio Serenissima, Andrea Vannucci, che mi conosce sin dai tempi in cui giocavo nel settore giovanile della Libertas. Cercava un ragazzo che potesse sostituire un loro allenatore impossibilitato a proseguire l'attività a causa degli impegni scolastici. Anche io ero iscritto all'università, ma non frequentavo le lezioni, perciò nei pomeriggi dedicati agli allenamenti sarei stato disponibile. Non ci ho pensato su tanto: mi entusiasmava l'idea di lavorare con i bambini, e particolarmente di lavorarci in un contesto calcistico. Quell'anno, in cui mi sono stati affidati i bambini del 2006 iscritti alla categoria Under 8, facevo il secondo di German Bianconi, un allenatore che mi ha insegnato tantissimo. E' stata una prima esperienza a dir poco emozionante.

Ci racconti la tua carriera?

Ho cinque anni di carriera alle spalle, due come allenatore in seconda e tre come allenatore in prima. Non mi sono mai spinto oltre la categoria Under 10, ma talvolta sono stato chiamato a fare delle supplenze presso i bambini più grandicelli. Nel mio primo anno mi comportavo più che altro come un fratello maggiore. Poi ho cominciato a lavorare sulla mia autorità, aspetto fondamentale per un educatore. Ricordo tantissimi momenti di pura emozione. Il più nitido nella risale ad un paio di anni fa: un mio bambino aveva saputo che sono tifosissimo della Juventus. Alla fine di una partita, durante la doccia, mi ha messo una mano nella tasca del giubbotto in maniera quasi impercettibile. Io me ne sono a malapena accorto, e comunque ero troppo indaffarato per farci caso. Una volta tornato a casa, quell'episodio mi è venuto in mente e ho voluto controllare che cosa mi avesse messo nella tasca. Pensavo ad uno scherzo. Invece c'era una figurina di Gigi Buffon. Non so descriverti l'emozione che ho provato. Posso solo dirti che quella figurina da allora non ha mai lasciato il mio portafogli.

Quali attestati di formazione hai conseguito e a quali corsi hai partecipato?

Lo scorso anno ho frequentato il corso Uefa C, senza il quale non avrei più potuto allenare una squadra giovanile. Avrei potuto fare solo l'aiuto allenatore, per intenderci.

C'è qualcuno a cui ti ispiri?

Ho avuto vari allenatori dei quali ho fatto il secondo o con i quali ho collaborato. Mi ispiro a loro e cerco di mettere in pratica quello che mi hanno insegnato.

Sei un calciatore, allenatore e giornalista sportivo, senza calcio proprio non puoi stare?

No, decisamente no. Se prima, giocando solamente, incontravo la resistenza di mio padre, che mi giudicava un po' troppo "monotematico", ora che la mia attività coniuga aspetti educativi e pseudo professionali oltre a quello meramente ludico, ottengo molta più tolleranza. Anche da parte della mia ragazza, che spesso e volentieri sbuffa per via del tanto tempo che dedico al calcio. Però anche lei ha capito presto che senza di esso non sarei sereno, realizzato.

Cosa dici ai tuoi calciatori prima di giocare?

Chiedo loro il massimo impegno in campo e il massimo rispetto per i propri compagni e per gli avversari, ma anche di provare a mettere in pratica quello che ho insegnato loro durante gli allenamenti. Naturalmente sto attento a non stressarli troppo, perché sono convinto che i bambini della loro età debbano essere lasciati liberi di esprimersi e di giocare nel senso più semplice del termine.

Usi il pugno duro o sei paziente?

Il pugno duro mai. Il tono duro sì, a volte è necessario. Cerco di alternare il bastone e la carota, intendendo con bastone la minaccia ed eventualmente l'applicazione di punizioni quali, ad esempio, la mancata convocazione ad una partita. Mi è capitato raramente, e del resto vengono punite in questo modo solo le mancanze di rispetto particolarmente gravi. Per le piccole cose basta un discorsetto e loro capiscono subito. In generale, comunque, seguo la linea della massima pazienza possibile.

Vorresti prima o poi approdare su una panchina dei "grandi"?

Con il corso Uefa C sono abilitato ad allenare fino agli Allievi, e non ti nascondo che più avanti sarei curioso di intraprendere un'esperienza del genere. Con gli adulti, invece, non saprei. Di sicuro aspetto di crescere anche come uomo, perché a 27 anni penso che di minestra debba ancora mangiarne tanta. Attualmente, comunque, sto benissimo con i miei Under 10.

Ti piace essere più un allenatore, giornalista o calciatore?

Impossibile rispondere a questa domanda. Sono cose che regalano sensazioni troppo diverse. Posso dirti che una volta concepivo l'attività calcistica solo dal punto di vista del calciatore. Aver capito che questo mondo si può declinare in altre maniere è stata una conquista notevole per me. Oggi mi sento più ricco, oltre che fortunato per aver la possibilità di svolgere tutte queste attività assieme, senza dover scarificare l'una per l'altra.

Una frase/motto per descriverti

Un monito che deve accompagnarmi sempre è questo: non dimenticare di essere prima di tutto un educatore. Questo è molto utile per tenersi lontani dai fanatismi.


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